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Tra Corte e Fabbrica: la storia della ceramica di Sassuolo in mostra a Palazzo Ducale

Per la prima volta Ceramiche Marca Corona espone per il grande pubblico gli oltre 250 pezzi unici della collezione Villa Vigarani Guastalla.

Dal 24 Luglio e per i successivi 5 anni, gli spazi di Palazzo Ducale ospiteranno la mostra Tra Corte e Fabbrica: la storia della ceramica di Sassuolo. La mostra è promossa da Ceramiche Marca Corona in collaborazione con Gallerie Estensi di Modena, che hanno messo a disposizione della cittadinanza sassolese e di tutti i visitatori internazionali, due sale ad accesso gratuito all’interno del Palazzo Ducale di Sassuolo per ospitare l’esposizione della preziosa raccolta artistica.

L’acquisizione della collezione Villa Vigarani Guastalla da parte di Marca Corona nasce dalla volontà e dall’impegno di proseguire il progetto di valorizzazione del patrimonio ceramico sassolese, già intrapreso con l’inaugurazione nel 2010 del Museo Aziendale “Galleria Marca Corona.

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Sale Espositive di Palazzo Ducale dedicate alla Mostra Tra Corte e Fabbrica

La raccolta in esposizione a Palazzo Ducale, nata dallo spirito pioneristico dell'imprenditore ceramico e collezionista Villiam Tioli e dal contributo dello studioso Francesco Liverani, racchiude al suo interno pezzi unici e di valore, rappresentativi della produzione locale di maiolica, di cui Marca Corona è stata uno dei primi e principali interpreti. Con questa acquisizione artistica Marca Corona ha potuto riunire numerosi pezzi appartenenti alla propria storia, che vanno ora a completare la raccolta di oggetti ospitati all’interno del Museo Aziendale, creando così un percorso ideale tra Corte e Fabbrica e fornendo una panoramica completa sulla storia del distretto ceramico, nonché di Marca Corona.

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Inaugurazione Mostra Tra Corte e Fabbrica_ 24 Luglio 2020

“Il duplice percorso tra Corte e Fabbrica permette al pubblico di avere una visione approfondita e completa della storia del nostro distretto, unendo il patrimonio genetico aziendale a una collezione privata rappresentativa della produzione del territorio. Il nostro compianto presidente professor Cirillo Mussini, promotore del Museo Aziendale a lui dedicato, sarebbe orgoglioso di questa iniziativa che arricchisce il valore storico della nostra collezione e rafforza ulteriormente la collaborazione di Marca Corona con il territorio” ha dichiarato Lelio Poncemi, Amministratore delegato di Ceramiche Marca Corona, presente all’Inaugurazione ufficiale tenutasi il 24 Luglio 2020 alla presenza delle Autorità locali.

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L’esposizione si compone di oltre 250 pezzi unici, realizzati tra la metà del Settecento e i primi anni del Novecento dalle migliori maestranze del territorio sassolese. All’interno della mostra questi cimeli diventano veri e propri oggetti narranti, raccontati attraverso le parole dei personaggi dell’epoca e confrontati con oggetti di attuale uso quotidiano, in un costante dialogo tra passato e presente, alla scoperta delle storie della ceramica del territorio.

I DALLARI E LA FABBRICA DELLA MAJOLICA

Nel 1741 un gruppo di privati di Sassuolo costituisce una Società per aprire una “Fabrica della Majolica”, approfittando di un impianto preesistente lungo la contrada del Borgo e il Canale di Modena. Il duca Francesco III d’Este concede loro il monopolio per produrre “Majolica ordinaria bianca e dipinta”, ma l’impresa viene presto ceduta a Giovanni Maria Dallari. Uomo pragmatico, introduce accorgimenti per sveltire le lavorazioni e chiama operai imolesi e lodigiani depositari “del segreto speciale del bianco e della vernice…”. Il duca rinnova il privilegio, nonostante le azioni legali avviate da altri imprenditori concorrenti, e permette alla fabbrica di raggiungere eccellenti risultati commerciali e un’originalità artistica pari alle migliori manifatture della Penisola. Giovanni Maria chiama accanto a sé il figlio Giovanni, che accoglie l’amico pittore Pietro Lei, reso celebre dalla sua attività a Pesaro, Leopoldo Finck, ceramista d’origine viennese trapiantato a Bologna, e altri ceramisti internazionali all’avanguardia.

Nel 1782 Pietro Lei decide però di aprire una “Fabbrica nuova” di terraglia comune, costringendo i Dallari a cambiare il nome del loro impianto in “Fabbrica Vecchia”. Morto Giovanni Maria, la manifattura passa al figlio Giovanni. Nel 1791 il governo ducale revoca l’esclusiva causando la crisi della Fabbrica, nonostante gli sforzi di Giovanni, preoccupato per la sorte dei figli Onorio, Costanzo e Odoardo. Nel 1815, in pieno periodo Napoleonico, il rientro a Modena dell’Arciduca d’Austria d’Este fa sperare i Dallari nel ripristino dei vecchi privilegi, che vengono effettivamente concessi, ma con molte limitazioni. Nonostante la qualità dei prodotti, la Fabbrica non riesce a recuperare e molti lavoranti e pittori decidono di spostarsi in manifatture vicine portando con sé il sapere acquisito.

Nel 1835 il conte Giovanni Francesco Maria Ferrari Moreni, proprietario del Mulino di Sassuolo, vicino di casa dei Dallari e Ciambellano di Corte, approfittando del diritto di prelazione, acquista dai fratelli Odoardo e Costanzo, la Fabbrica Vecchia, ormai in dissesto.

IL CONTE GIO FRANCESCO MARIA FERRARI MORENI

Tra il 1836 e il 1854 la “Fabbrica Vecchia” passa, in condizioni finanziarie e debitorie non rosee, al conte Gio. Francesco Ferrari Moreni, esponente di punta della nobiltà modenese e della Corte arciducale.

La produzione della manifattura sassolese, ampliatasi nel frattempo anche alla terraglia, è ai minimi storici nonostante la qualità e il gusto ricercato, vicino a quello della Corte come attestano gli omaggi fatti al conte Giacobazzi da Costanzo Dallari. Anche Sassuolo, non più sede di corte, è in crisi. Il Palazzo ex ducale, sequestrato dai francesi alla fine del Settecento e venduto all’asta, è in mano a una famiglia di nobili francesi i d’Espagnac che avviano la trasformazione del grande parco in tenuta agricola.

Gio. Francesco dimostra però intraprendenza e fiuto nelle scelte produttive e artistiche, chiamando plasticatori e pittori formati all’Accademia di Belle Arti di Modena e proponendo impasti innovativi, tra i migliori d’Italia. Così è per gli smalti, in particolare il bianco, celebre e apprezzato per la sua lucentezza, dovuta alla qualità del piombo utilizzato. Il catalogo, il primo a stampa prodotto a Sassuolo, presenta prodotti sobri ed eleganti, ispirati alle mode settecentesche inglesi o venete nei decori e ai gusti della corte modenese nei colori, prevalentemente bianco e blu. I prodotti sono marcati a crudo e i pezzi più elaborati realizzati in terraglia. Il commercio rimane comunque contenuto alla sola area del ducato.

Nel 1851 il conte è eletto Podestà di Modena, dovendo così allontanarsi dagli interessi sassolesi e affittare e poi vendere la Fabbrica a Giovanni Maria Rubbiani, abile imprenditore locale.

I RUBBIANI E LA CERAMICA DELL’ITALIA UNITA

Tra il 1847 e il 1854, ultimi anni di vita del ducato austro-estense, le due fabbriche di maioliche e terraglie passano sotto la proprietà dell’intraprendente ceramista Giovanni Maria Rubbiani. Rubbiani ha nel “valente pittore”, poi direttore di fabbrica, Domenico Bagnoli (1824-1889), e nel figlio scultore, Luigi, le guide che imprimono una decisa sterzata alla produzione.

Le ceramiche sassolesi brillano alle esposizioni provinciali, regionali, nazionali e universali dei primi decenni del nuovo Stato italiano. Il catalogo propone decori di gusto orientale e grottesche, istoriati neorinascimentali e temi romantici.

Nel 1856 Giovanni Maria decide di separare i propri beni tra i figli, affidando al maggiore Carlo, la Fabbrica Vecchia poi “Fabbrica Carlo Rubbiani”, e a don Antonio, la direzione della “Fabbrica della Terra Rossa”. I fratelli, impegnati anche a livello sociale e politico, si adoperano per migliorare la produzione e le condizioni di lavoro degli operai. Si impegnano nella formazione dei propri operai e, attenti al lato artistico, organizzano vivaci atelier con artisti internazionali aprendo così la fabbrica alle idee del bello e alle tecnologie più innovative.

Alla morte di Carlo, nel 1891, la Fabbrica di Sassuolo è un’azienda all’avanguardia che produce anche targhe stradali e piastrelle per rivestimento e pavimento realizzate attraverso il rivoluzionario metodo della pressatura a secco, che permette di ridurre i periodi dell’essiccatura e di contenere le deformazioni in fase di cottura.

Tra i primi in Italia a produrre piastrelle in grande scala, grazie all’inventiva di Carlo Casaltoli, i Rubbiani le impiegano come elemento decorativo, ad esempio nella Tomba Rubbiani al Cimitero Monumentale di San Prospero a Sassuolo.

L’Esposizione Nazionale d’Arte Ceramica e Vetraia di Roma del 1889 rappresenta la prima presentazione pubblica delle innovative piastrelle: la pressatura a secco suscita un certo scalpore, e il “saggio di piastrelle in maiolica” suscita molta diffidenza negli altri produttori. Ma è proprio questo il prodotto che segnerà la svolta industriale.

Tra i numerosi manufatti esposti, vi sono alcuni pezzi di particolare interesse storico e artistico, come la Pezzetta da Maiolica, la Marescialla, il Set di zuppiere e rinfrescatoio, il Veilleuse e il Grande vaso ornamentale Casaltoli-Barberini: oggetti emblematici di una storia, tra Corte e Fabbrica, iniziata nel 1741.

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Pezzetta da Maiolica, Mattonella del 1753, analoga ai rivestimenti dei camini di Palazzo Ducale
 

La Pezzetta da Maiolica, il primo pezzo in esposizione evoca e spiega il titolo stesso della mostra: realizzata nel 1753, questa Mattonella riproduce le stesse decorazioni presenti sulle ceramiche che rivestono i camini di Palazzo Ducale. Rappresenta il simbolo più evidente del rapporto tra la Corte Ducale e la Fabbrica Dallari, nonché un elemento essenziale per la storia del distretto: questo particolare oggetto fu infatti il primo manufatto a documentare lo stretto rapporto di committenza che legava la corte di Francesco III d’Este alla Fabbrica di Giovanni Maria Dallari, alla quale il ducato concesse il monopolio produttivo e di commercializzazione, permettendo di apporre lo stemma ducale sui prodotti della Fabbrica.

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La Marescialla, un grande vassoio con prese a “pinna” decorato da Pietro Lei nella seconda metà del XVIII sec per la Fabbrica Dallari. Il rinomato artista si contraddistingue per la grande eleganza, la minuziosità e l’accortezza usata nella stesura dei pigmenti. Sassolese di nascita, dopo un periodo lontano da Sassuolo tornò nel 1782 alle dipendenze del Dallari, dove già era stato apprendista, portando una ventata di rinnovamento per forme, decori e tecnologia. Decise poi di mettersi in proprio aprendo in Contrada Lei una fabbrica di “terraglia rossa”, assumendo in seguito anche diverse cariche pubbliche. I suoi preziosi lavori sono conservati in varie collezioni private, in musei e gallerie nazionali ed europee.

Marescialla, vaso decorato dall’artista Pietro nella seconda metà del sec. XVIII i
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Il set di zuppiere e rinfrescatoio da tavolo è stato realizzato nella seconda metà del XVIII sec e presenta oggetti da tavola decorati a rilievo floreale e con ricca cromia, in linea con i più raffinati modelli dell’argenteria settecentesca. Rappresenta una delle migliori produzioni di Giovanni Dallari, figlio del pioniere Gian Maria, notaio, abile ceramista, poeta e commediografo ma anche politico. Il grande rinfrescatoio, antenato di un moderno secchiello per rinfrescare le bevande, veniva riempito di ghiaccio, neve o acqua fresca, per immergervi le bottiglie di vino.

Set di zuppiere e rinfrescatoio da tavola realizzato da Giovanni Dallari nella seconda metà del sec. XVIII
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Dal francese Veilleuse, il lume da notte è un oggetto apparentemente semplice ma complesso. Realizzato nel secondo quarto del XIX secolo dalla Fabbrica Ferrari Moreni, il Lume aveva infatti la duplice funzione di offrire una debole luce da camera nelle ore notturne e allo stesso tempo mantenere calda una tisana o una bevanda. Il lume risulta riccamente decorato con motivi in bianco e blu, tonalità tipiche della produzione della restaurazione modenese.

Veilleuse, lume da notte del secondo quarto del sec XIX, realizzato dalla Fabbrica Ferrari Moreni
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Grande Vaso ornamentale, decorato dai pittori Barberini e Casaltoli nell’ultimo quarto del XIX sec. per la Fabbrica Carlo Rubbiani
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Il grande vaso ornamentale Casaltoli-Barberini rappresenta un pezzo unico, rappresentativo della ricca produzione del talentuoso plastico/pittore modenese Silvestro Barberini in associazione con il pittore fiorentino Carlo Casaltoli. Entrambi chiamati a lavorare presso di sé da Carlo Rubbiani nell’ultimo quarto del XIX secolo, furono autori di alcuni tra i migliori manufatti della produzione sassolese dell’epoca.

La collezione esposta a Palazzo Ducale si compone di numerosi altri pezzi unici e imperdibili, un patrimonio artistico di inestimabile valore che Marca Corona ha voluto mettere a disposizione della cittadinanza e dei tanti visitatori internazionali per mostrare l’eccellenza della produzione ceramica locale e tramandare i valori e la passione del distretto sassolese.

Per realizzare La Mostra “Tra Corte e Fabbrica” è stato necessario un attento e delicato lavoro di riordino, catalogazione, preparazione e movimentazione dei preziosi cimeli contenuti nella Collezione Villa Vigarani Guastalla. Qui sotto potete vedere alcune foto dell’inaugurazione ufficiale e rivivere i momenti salienti del Backstage e delle attività di allestimento.

Questa esposizione non avrebbe potuto realizzarsi senza il contributo di Gallerie Estensi di Modena e l’ospitalità di Palazzo Ducale di Sassuolo, che ha deciso di aprire gratuitamente due sue sale a privati, famiglie, collezionisti, appassionati del settore e a tutti gli amanti del territorio.

Vi invitiamo a visitare la Mostra, negli orari sotto indicati, per cogliere questa preziosa opportunità di scoperta artistica e culturale.

Palazzo Ducale di Sassuolo - Orari dal 01 aprile al 30 novembre 2020:

  • dal martedì alla domenica, feriali o festivi: ore 10.00-13.00 e 15.00 -19.00;
  • il lunedì feriale: chiusura al pubblico;
  • il lunedì festivo: ore 10.00-13.00 e 15.00-19.00, con posticipo della giornata di chiusura settimanale al primo giorno successivo non festivo;


Info e prenotazioni

Biglietteria del Palazzo Ducale tel. 0536 801655 / 389 2673365
Urp del Comune di Sassuolo tel. 0536 880801 urp@comune.sassuolo.mo.it

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